Conte: “Draghi non lascia né pace né condizionatori. Ci davano per morti, si sono sbagliati ancora”. Letta: “Domenica andiamo a vincere”

È dal palco di piazza Santi Apostoli, storico ritrovo dell’Ulivo a Roma, che Giuseppe Conte ha chiuso la campagna elettorale. Sullo sfondo del palco e sui maxi schermi lo slogan “Dalla parte giusta. Conte presidente”. “Ma che succede? Ci avevano dati per morti. Questa piazza però mi sembra sintomo di buona salute. Ancora una volta si sono sbagliati“, ha esordito l’ex premier nella prima parte del suo intervento. “Domenica dobbiamo scegliere, non possiamo non comprendere la portata storica di questo voto. Siamo chiamati a decidere se alzare gli stipendi di chi prende due, tre o quattro euro lordi l’ora o alzare quelli di chi già prende diecimila euro al mese, come è stato già fatto. Dobbiamo decidere se vogliamo che la regola siano contratti di un giorno o un contratto a tempo indeterminato. Dobbiamo decidere: ma questa svolta green la vogliamo a chiacchiere? Vogliamo approfittare di questa emergenza energetica per tornare al fossile o guardare avanti, verso il futuro delle rinnovabili”. E poi la guerra: “Il governo dei migliori ci ha chiamato a scegliere tra la pace e i condizionatori. Ma la pace è sparita dai radar e i condizionatori non sappiamo se potremo riaccenderli, ora dobbiamo spegnere pure il riscaldamento. Che gran successo!”. “Dobbiamo rivolgerci agli indifferenti, a coloro che non credono più nella buona politica. Dobbiamo convincerli a decidere insieme il futuro di questo Paese”, ha detto ancora Conte.

Ci hanno detto che eravamo morti. A me sembra che siamo in ottima salute! #dallapartegiusta pic.twitter.com/qwp21Yaqj6

— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) September 23, 2022

In piazza tra i militanti pentastellati anche i parlamentari uscenti di Leu Stefano Fassina e Loredana De Petris (quest’ultima ha dichiarato pubblicamente il suo voto al M5s). Dal palco hanno parlato i big che non si sono ricandidati per la regola del doppio mandato, come l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, accolto da un’ovazione: “Oggi nel settore della giustizia abbiamo la legge Spazzacorrotti, che guardacaso tutti vogliono cancellare, il codice rosso, la legge sulle intercettazioni, quella sulle porte girevoli. Ci siamo messi contro tutto e contro tutti per approvarle. Siamo noi gli unici che in questa campagna elettorale hanno parlato di lotta contro tutte le mafie: forse perché siamo gli unici che possono farlo con credibilità”. Poi è toccato alla vicepresidente del partito Paola Taverna e al presidente della Camera Roberto Fico. In seguito è toccato ai quattro vice di Conte candidati (a differenza di Taverna, che ha già fatto due mandati): Riccardo Ricciardi, Michele Gubitosa, Mario Turco e Alessandra Todde. Sul palco anche l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il professore di ingegneria energetica Livio De Santoli, tra i nomi del listino dei capilista scelti da Conte. Tra i più acclamati il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, mentre la sindaca di Torino Chiara Appendino ha inviato un messaggio video.

È rimasta invece semivuota piazza del Popolo per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale Pd che si è aperta, come al solito, sulle note della “Canzone popolare” di Ivano Fossati. Sul palco – lo stesso che 24 ore prima ha ospitato i leader del centrodestra – la scritta “Scegli”, slogan della campagna dem. “La scelta l’abbiamo fatta sui diritti, sapendo che dall’altra parte abbiamo un’Italia retrograda che non pensa sia possibile dare libertà alle persone di vivere i diritti. Le scelte che anno fatto e le parole che usano sono intollerabili. Noi su questi temi si deve andare avanti. A partire dalla legge sulla cittadinanza”, ha detto il segretario Enrico Letta nel suo discorso di chiusura, con tutto lo stato maggiore alle spalle. E ancora: “Abbiamo fatto la scelta di difendere la Costituzione italiana, nata dalla Resistenza e dell’antifascismo, non permetteremo che quella Costituzione, la più bella del mondo, venga stravolta dalla destra”. Letta ha parlato di una “rimonta” avvenuta in questi giorni e “figlia del fatto che nel nostro partito c’è la migliore classe politica sui territori”. E ha concluso: “Viva l’Unione europea, l’Italia democratica e progressista. Viva il Pd. Andiamo a vincere domenica”.

Gli interventi dal palco, in attesa di quello del segretario, sono stati contenuti a due minuti ciascuno: a esordire il sindaco della Capitale Roberto Gualtieri, poi la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, la presidente del partito (e sindaca di Marzabotto) Valentina Cuppi, il capodelegazione a Bruxelles Brando Benifei, la vicesegretaria Irene Tinagli. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca (accolto con un’ovazione) ha potuto sforare di parecchio il limite imposto e si è lanciato in una lunga orazione contro il reddito di cittadinanza, definito “una porcheria” che “ha mischiato i poveri con i parassiti e i figli di buona donna”. Dopo di lui è toccato alla segretaria democratica dei Giovani democratici Caterina Cerroni, al governatore pugliese Michele Emiliano e a quello emiliano Stefano Bonaccini, al deputato Alessandro Zan (“nella prossima legislatura la sua proposta diventerà legge”, ha assicurato Letta), alle capogruppo di Camera e Senato (Simona Malpezzi e Debora Serracchiani) e ai ministri Lorenzo Guerini, Andrea Orlando e Dario Franceschini e Roberto Speranza. Subito prima di Letta invece è toccato a Elly Schlein, la vicepresidente dell’Emilia Romagna che è il più promettente tra i nuovi volti del centrosinistra.

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Il M5s chiude la campagna elettorale dal palco di piazza Santi Apostoli, storico ritrovo dell’Ulivo a Roma: “Dobbiamo rivolgerci agli indifferenti, a coloro che non credono più nella buona politica. Dobbiamo convincerli a decidere insieme il futuro di questo Paese”, dice il leader pentastellato. Il segretario dem parla a una piazza del Popolo semivuota e batte i soliti tasti: “Difendiamo i diritti e la Costituzione da una destra retrograda”
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