“Ho ucciso mia figlia”: la telefonata intercettata del padre di Saman Abbas. A febbraio l’inizio del processo

L’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore”. Sono le parole pronunciate l’8 giugno 2021 da Shabbar Abbas, il padre di Saman, la ragazza 18enne di origine pachistana scomparsa il 1 maggio 2021 a Novellara, nel Reggiano, dopo essersi opposta alle nozze forzate con un cugino in patria. “Ho ucciso mia figlia”, dice Shabbar al telefono dal Pakistan con un parente in Italia, a poco più di un mese dalla scomparsa della figlia.

La conversazione è agli atti del processo che inizierà a Reggio Emilia il 10 febbraio, a carico dei tre familiari di Saman, arrestati in Francia e Spagna nei mesi scorsi: lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan.

“Per me la dignità degli altri non è più importante della mia”, dice Shabbar al parente nella telefonata intercettata. “Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”. Lo stesso parente, sentito dai carabinieri il 25 giugno del 2021, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui. “Io sono già rovinato”, gli aveva detto, “avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia”. E ancora: “Io sono già morto”.

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Shabbar è al telefono dal Pakistan con un parente in Italia, a poco più di un mese dalla scomparsa della figlia. La conversazione è agli atti del processo che inizierà a Reggio Emilia il 10 febbraio, a carico dei tre familiari di Saman, arrestati in Francia e Spagna nei mesi scorsi
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